Cookie House

In studio il problema non era come salvare un albero ai margini del progetto, ma come farlo diventare protagonista del disegno.

Il vincolo di partenza era importante: come salvare l’albero esistente senza farne un elemento isolato ai margini del progetto, integrandolo invece nel suo disegno. La suggestione che ha sbloccato il problema è arrivata da un oggetto qualunque presente in studio durante le nostre riflessioni, due scatole di biscotti appoggiate una sull’altra senza cercare troppi allineamenti: il terreno poteva restare fermo in un punto e spostarsi altrove, senza bisogno di una quota medesima per albero e residenza.

Cookie House, vista dal giardino: i volumi sfalsati della casa e il muro d'ardesia circolare che racchiude la vasca

Il livello attorno alla casa è stato quindi abbassato, mentre un cilindro di terra alla quota originaria è rimasto intatto sotto l’albero, a protezione del suo apparato radicale: non un accorgimento paesaggistico, un vincolo tecnico non negoziabile. Da quella necessità lo studio ha ricavato uno schema: un secondo cilindro, questa volta estruso, ospita la piscina. Il primo cerchio è imposto dalla biologia, il secondo è proposto dal progetto, la stessa geometria applicata due volte, una per necessità e una per libertà, come il parallelepipedo delle due scatole che si è sdoppiato nei due volumi sfalsati della casa. Cerchi e squadre convivono nello stesso disegno, e a farli quadrare non è un espediente formale, ma la natura stessa, chiamata a fare da diplomazia tra le due geometrie.

L’effetto non è solo tecnico; l’albero non resta a fianco della casa, la sovrasta e alza la propria chioma sopra i volumi: la natura non fa da sfondo, ma da interruzione attiva della geometria, nella tradizione di un’architettura organica che, da Alvar Aalto a Wright, tratta il sito vivente come materia di progetto, non come decorazione da contenere.

Cookie House vista dall'alto: il tetto verde della casa e l'albero preservato sul proprio cilindro di terreno originario, con il paesaggio circostante sullo sfondo

Cookie House, una riflessione di circa quindici anni fa, è rimasta poi un’ipotesi su carta, pensata per una campagna volutamente non dichiarata. Ma il suo principio, negoziare con ciò che il terreno già custodisce e lasciare che la natura entri con vigore in ogni ambiente, modificandolo al passare delle stagioni, ha lasciato un segno che è tornato negli anni in più occasioni: a Casanelbosco, a Villa il Ciabot, al Golf Club Il Mulino.