Pratoverde

La casa nZEB non è un’eccezione: è la condizione ordinaria del costruire bene.

Pratoverde, casa nZEB a un livello con pergolato solare in legno e facciata rivestita in pietra

Il tema dell’energia ha smesso da tempo di essere un capitolo tecnico accessorio, verificato a computo ultimato. È diventato la domanda che informa la forma stessa dell’abitare: non più rendere efficiente una casa già pensata, ma pensare una casa che sia, fin dall’origine, la risposta a quella domanda. È in questo spostamento, dalla prestazione come rifinitura alla prestazione come principio ordinatore, che si colloca la ricerca dello studio su Pratoverde.

Il punto di partenza è un’ipotesi di lavoro precisa: che la casa nZEB non sia un’eccezione, ma la condizione ordinaria del costruire bene, raggiungibile al costo di un edificio qualsiasi, a norma di legge, attraverso il solo rigore del metodo: semplificazione del processo, riduzione dei tempi di cantiere, controllo della qualità dei materiali in ogni fase.

Il sistema nasce dalla ricerca condotta dallo studio a partire da Casanelbosco, la prima casa passiva da noi progettata nel lontano 2011. Il mercato chiedeva un passo ulteriore: una soluzione moderna, a tetto piano, articolabile su uno o due livelli, con grandi pergolati solari dotati di schermature elettroniche, dispositivi che dilatano lo spazio interno verso il giardino secondo le condizioni climatiche del momento, in un rapporto mai fisso tra involucro e contesto. È un’architettura che rifiuta la serialità della casa prefabbricata pur condividendone l’economia di tempi e di costi: ogni edificio è distinto dal precedente, calibrato sul lotto e sul committente, ma il metodo costruttivo, e con esso la prestazione energetica, la risposta sismica, il comfort acustico, resta lo stesso, ai livelli più alti oggi richiesti da uno standard nZEB.

Pratoverde, casa nZEB a due livelli con terrazza panoramica e piscina tra le colline

Il primo edificio Pratoverde, realizzato nel lontano 2013 a Vigliano Biellese, è stato tra i primi in Italia a ottenere la certificazione PHI, Passive House Institute, quando l’edificio a energia quasi zero era ancora un tema marginale nel dibattito normativo nazionale. Da quel prototipo il metodo è maturato attraverso tredici anni di cantieri e verifiche: un margine di anticipo che la pratica ha trasformato in esperienza costruttiva.