RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO

Restauro di edifici storici a Biella e in Piemonte: dare valore a un bene senza snaturarlo.

Una villa storica, un castello, una chiesa, un oratorio portano con sé secoli di trasformazioni. Il restauro conservativo comincia dalla conoscenza: rilievo, ricerca d’archivio, lettura dei materiali e delle fasi costruttive. Su questa base si decide come intervenire, e fin dove.

Un edificio storico sopravvive se torna a essere usato. Creare valore significa trovargli una funzione compatibile con la sua storia, una residenza, un luogo di accoglienza, uno spazio per la comunità, e portarvi impianti e comfort contemporanei senza cancellare ciò che lo rende unico. Ciò che si conserva è anche ciò che dà valore all’immobile.

Il lavoro dello studio non si ferma al progetto: comprende il dialogo con la Soprintendenza fin dalle prime fasi, la ricerca delle risorse che possono sostenere l’intervento e, a restauro concluso, un piano di manutenzione programmata che ne protegga i risultati nel tempo.

DOMANDE ALL’ARCHITETTO

La Soprintendenza è un vincolo o un’opportunità?

Molti proprietari la temono, per i tempi delle autorizzazioni e per la possibilità che imponga scelte molto conservative. Lo studio lavora da anni con le Soprintendenze e le conosce per ciò che sono: un baluardo a difesa del patrimonio culturale e un alleato prezioso dell’architetto che fa davvero restauro. Il restauro, del resto, è quasi una professione a sé, e non tutti gli architetti se ne occupano: ogni scelta, dal consolidamento di un solaio al colore di un intonaco, si misura sul valore del bene, storico, artistico o documentale. È su questo terreno comune che nasce il dialogo con la Soprintendenza. Il mestiere sta nel trovare il giusto equilibrio tra ciò che si deve conservare e ciò che si può trasformare per restituire l’edificio all’uso e accrescerne il valore. Un progetto costruito così parla la stessa lingua della tutela, e il percorso delle autorizzazioni diventa un confronto tra competenze.

Che cos’è la manutenzione programmata, e perché è la vera tutela di un edificio storico?

Perché un edificio storico raramente si degrada all’improvviso: si degrada per il disuso e per piccoli difetti trascurati, una tegola spostata, un canale di gronda ostruito, un intonaco che si apre. L’acqua è il primo nemico degli edifici storici, e molti grandi restauri cominciano da un’infiltrazione che nessuno ha fermato in tempo. La manutenzione programmata rovescia questa logica: ispezioni periodiche, un calendario di interventi mirati su coperture, gronde, intonaci e serramenti, un registro che documenta nel tempo lo stato del bene. Eppure oggi quasi nessun edificio storico ha un piano di monitoraggio e manutenzione: uno strumento dal costo contenuto, che evita spese di tutt’altro ordine di grandezza. Matteo Grotto ne ha fatto esperienza diretta lavorando al Building Care Programme della Commissione Europea, seguito in Italia come direttore tecnico del Comitato Dimore Storiche. Prevenire, oltre a costare molto meno, salva la materia originale prima che si degradi, cosa che nemmeno il miglior restauro può fare a posteriori.

Chi aiuta il proprietario a sostenere i costi di un edificio storico?

Chi possiede una dimora storica si sente spesso solo davanti a costi che nessuna rendita riesce a sostenere, come se il valore culturale del bene fosse soltanto un peso. Non lo è: è proprio quel valore ad aprire l’accesso a risorse che un immobile ordinario non avrebbe. Fondazioni bancarie, contributi del Ministero della Cultura, programmi regionali ed europei esistono, ma sono difficili da individuare e ancora più da ottenere: bandi con tempi stretti, requisiti precisi, progetti che devono essere già maturi al momento della domanda. Lo studio segue questo percorso insieme al progetto, con i limiti che ogni bando impone, e quando un’opportunità esiste, sa come arrivarci. La soluzione più solida, spesso, unisce due leve: una funzione compatibile che produca un reddito, e le risorse che il valore del bene permette di intercettare.


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